Navigation Menu+

Francesco Paolo Iacoviello 
fondatore Ospedale di Santeramo

Busto Iacoviello con libri

Tra i tanti sacerdoti illustri e benemeriti santermani spicca Francesco Paolo Iacoviello, per la sua lodevole opera filantropica a favore dei poveri e soprattutto dei malati.
Nacque a Santeramo il 15 maggio 1763 da una famiglia benestante originaria di Irsina (Matera), paese, all’epoca, noto con l’appellativo Montepeloso. Suo padre Nicola era dottore in diritto civile e canonico, titolo accademico in “Utroque Jure” rilasciato dall’ Università degli studi di Napoli; sua madre, donna Eleonora Di Mauro, discendeva da famiglia altolocata di Montepeloso.
Dalla loro unione nacquero quattro figli: Leonardo, Francesco Paolo, Mariangela e Lucia. La religione, particolarmente nell’impartire l’educazione dei figli, fu tenuta in grande considerazione, tanto che Francesco Paolo diventò sacerdote e  Mariangela e Lucia scelsero la vita religiosa ritirandosi nel Monastero delle Clarisse di Santa Chiara di Castellaneta, mentre solo Leonardo si sposò.

In seguito alla morte dei genitori e dell’unico fratello sposato senza figli, nonché alla scomparsa di una delle due sorelle, don Francesco Paolo diventò erede di un immenso patrimonio.
Scrive Rocco Giampetruzzi, nel numero di settembre 1966 de: “Il mio Paese”, il primo periodico santermano, fondato e diretto dal dott. Giovanni Tritto:
“In Francesco Paolo, sacerdote, si sviluppò subito e a dismisura il desiderio di far del bene al prossimo. Si dedicò, quindi all’assistenza dei suoi concittadini, dei quali lo commuovevano le sventure, i dolori ed i bisogni.  Sempre, quando poteva, aiutava i bisognosi oltre che con la sua parola confortatrice, anche con il danaro. Il desiderio di far del bene al prossimo diventò così radicato in Lui che, in data 30 marzo 1818 in Napoli, redasse il suo testamento olografo, con cui destinava tutto il suo cospicuo patrimonio alla creazione di un’Opera avente lo scopo di aiutare i santermani bisognosi. Tale patrimonio è veramente cospicuo: circa novecento tomoli di terreni, di diversa natura, in agro di Santeramo, oltre a fabbricati negli abitati di Santeramo, Altamura e Montepeloso.
Così si spogliò di ogni bene materiale e mise in atto il suo grande desiderio: aiutare i poveri. In compenso non chiese altro che un’umile preghiera per impetrare dalla Misericordia di Dio la salvezza della sua anima.
Ammalatosi gravemente e temendo che, alla sua morte, venisse frustrata la sua volontà, decise di fare testamento pubblico ed all’uopo in data 25 luglio 1837 dettò la sua volontà al Notaio Raffaele Colonna; volontà che fu espressa in modo irrevocabile: costruzione di un edificio da adibire a ricovero per i vecchi bisognosi e ad ospedale. Non trascurò nemmeno il modo di come doveva essere amministrato ed indicò, all’uopo, le persone che dovevano far parte della Commissione di Amministrazione, ordinando, altresì, che i rendiconti annuali fossero sottoposti all’approvazione del sig. Intendente della Provincia di Bari.
Come si vede, provvide a tutto con lungimiranza; quindi si dispose con serenità al supremo trapasso, che avvenne in Santeramo il giorno seguente alla stesura del pubblico testamento e cioè il 26 luglio 1837.Unanime fu il cordoglio per la sua morte; la popolazione partecipò compatta ai funerali, trasformandoli in una vera apoteosi, esprimendo, così, la sua gratitudine per i benefici ricevuti.
Il 16 dicembre 1837 le disposizioni testamentarie ebbero il Regio Placet da Re Ferdinando II delle Due Sicilie; pertanto fu riconosciuto giuridicamente il “Monte dei poveri Iacoviello” che venne posto sotto la sorveglianza del Consiglio degli Ospizi.
L’Amministrazione del Pio Ente provvide, quindi, a costruire un edificio che corrispondesse agli scopi dell’Istituzione; edificio che oggi si ammira per la sua ampiezza e maestosità in Piazza Di Vagno. In esso, nella scalinata che dal piano rialzato conduce al primo, vi è un busto marmoreo del benefattore che i santermani vollero erigere per esternare nei secoli la Sua memoria”.
L’autore dell’articolo, di cui qui si riporta solo uno stralcio, precisa nella premessa che” Il venerando sacerdote Vito Perniola, in appendice ad un suo opuscolo intitolato: ′ Breve vita di Sant’Erasmo e l’origine di Santeramo′ che vide la luce nel maggio 1962, riportava gli uomini e benemeriti di Santeramo. Tra questi figura il sacerdote Francesco Paolo Iacoviello, che può considerarsi il maggiore benefattore”.
Certo impressiona notare che un umile signore dal cuore d’oro, quando le risorse pubbliche destinate alla cura  del cittadino erano molto limitate, si spoglia dei suoi  averi per edificare una struttura che contribuisca  a lenire i dolori e le sofferenze dei bisognosi, e invece  di recente, negli ultimi  anni, si assiste allo smantellamento progressivo delle strutture pubbliche sanitarie , pur in presenza di risorse molto più copiose e proprio nei momenti cruciali in cui maggiormente si avverte l’esigenza dell’assistenza sanitaria pubblica.

Michele Nuzzi