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Il giovane fornaio di Santeramo e altri fatti

Il libro di Michele Nuzzi
“Il giovane fornaio di Santeramo e altri fatti”

In copertina Giovanni Nuzzolese
mentre sforna il Pane Tradizionale di Santeramo in Colle (Bari)

Libro di Michele Nuzzi Il giovane Fornaio di Santeramo e altri fatti

Il giovane fornaio e quella magia del pane di Santeramo
Se c’è un prodotto di cui i santermani vanno fieri è il loro pane. Proprio quello che si produce a Santeramo, seguendo una ricetta molto semplice, che si tramanda da generazioni e sempre adottando gli stessi ingredienti:
miscela di farine di grano tenero e duro, sale, acqua e lievito madre proveniente da un impasto precedente.
Fino a qualche decennio fa quasi tutte le famiglie provvedevano in proprio a panificare il fabbisogno necessario per una settimana. Ancora oggi in alcune famiglie quella tradizione continua a rinnovarsi ed è dura a scomparire. Il procedimento è sempre lo stesso: si prepara l’impasto a tarda sera, in modo da farlo lievitare, e il giorno dopo, di prima mattina, si procede a preparare le pagnotte da mezzo chilo o da un chilo e si portano a cuocere in uno dei tanti forni a legna disseminati nel paese.
Il segreto della bontà del pane di Santeramo è legato soprattutto alla cottura in un forno a legna, tecnica cosiddetta a forno chiuso. Anche il fattore ambientale fa la sua parte, un po’ come il caffè espresso napoletano: prenderlo direttamente in un caffè di Napoli ha tutta un’altra fragranza. L’aria frizzantina tipica della collina su cui è situata Santeramo in Colle, a 514 metri sul livello del mare, contribuisce alla originalità del sapore del suo pane.
Il pane di Santeramo in Colle è catalogato nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia.
 Giovanni Nuzzolese è un giovane fornaio di Santeramo che all’età di ventidue anni ha deciso di intraprendere definitivamente questo mestiere, ereditandolo inizialmente da suo padre Alberto e poi dal suo nonno materno Filippo, che gli hanno tramandato tutti i segreti di quella nobile arte.

Dalla presentazione del libro curata dal prof. Vito Antonio Baldassarre
Michele Nuzzi ha alle spalle un patrimonio di esperienza e di sviluppo dell’attenzione nei confronti della realtà umana e sociale maturata attraverso la presenza significativa e la cura che ha mantenuto per tanti anni come giornalista-pubblicista all’interno della organizzazione del periodico santermano “Partecipare”.
Egli ha avuto modo così di formarsi uno stile di scrittura personale asciutto, diretto, senza fronzoli e senza inutile retorica.
E’ orgoglioso e geloso dell’appartenenza alla realtà geo-politico-culturale-sociale della cittadina in cui vive più o meno da sempre: Santeramo in Colle.
Nel 2018, ha pubblicato un volume dal titolo Personaggi di Santeramo, la mia terra ed io.
Scrive egli stesso, a tal proposito: Sono sempre stato curioso di fare nuove conoscenze e non ho mai lasciato nulla di intentato per acquisire sempre maggiori cognizioni in campo artistico e culturale. Mi è sempre piaciuto raccontare la storia del mio paese, dei tanti personaggi che si sono susseguiti nel tempo.
Ecco, la sintesi della sua personalità è data da questa passione dichiarata e vissuta di poter essere interprete di uno degli spaccati propri di una realtà paesana, guardata, osservata, letta, interpretata e infine rappresentata attraverso la varia umanità che vive e attraversa il luogo in cui vive, il proprio paese, lasciando i segni dei propri percorsi, delle proprie abitudini, delle proprie attività e, potremmo aggiungere, dei propri umori.
Michele si fa osservatore attento cogliendo i vari aspetti delle molteplici personalità con le quali viene a contatto, tratteggiando le peculiarità di ciascuno.
Non va alla ricerca di personaggi o di azioni eroiche e neppure, per questa sua pubblicazione, di personaggi di spicco.
I soggetti che ha preso in considerazione appartengono alla vita di tutti i giorni, vivono la quotidianità nel suo altalenante andamento con tutto il bene ma anche il male che sono capaci di manifestare.
E Michele da che cosa si lascia attrarre?
Dal titolo che sceglie di dare alla pubblicazione: Il giovane fornaio di Santeramo e altri fatti, possiamo notare una partenza legata ad una delle attività pregevoli di Santeramo e cioè la tipica panificazione frutto di una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Michele, infatti, parla della magia del
pane di Santeramo.

IL PANE DI SANTERAMO COTTO AL FORNO A LEGNA
Mi sembra essenziale mettere in evidenza l’attenzione che egli rivolge intenzionalmente alle persone che rende protagoniste dei suoi racconti autentici ripresi dalla vita vissuta realisticamente e laddove possibile egli dà un nome che corrisponde alla persona protagonista del racconto.
Entra così in gioco la storia di Giovanni Nuzzolese, il quale rinuncia a proseguire gli studi per intraprendere il mestiere di fornaio già appartenuto al nonno e al padre.
A questo punto è opportuno evidenziare una particolare connotazione dei suoi racconti.
In ognuno di essi, infatti, Michele inserisce alcune considerazioni che io chiamerei pedagogiche nel senso che in ogni narrazione egli sente il bisogno di consegnare al lettore un efficace pensiero rivolto a sottolineare l’aspetto educativo che è possibile ricavare dalle varie esperienze di vita che egli presenta.
Per questa ragione la sua scelta è quella di cogliere nella dimensione più ordinaria della vita le sue storie, direi addirittura che egli preferisce le azioni più routinarie e ricorrenti del vivere.
Vale la pena citare qualcuna di tali storie, come ad esempio: Apicoltore, un travaso di esperienze e l’amore per la propria terra o anche Il lavoro d’altri tempi in campagna, convivendo con il padrone. Si riferisce a quella esperienza di lavoro che nel linguaggio popolare si chiamava “andare a comunanza”. O ancora, Figli naturali, o anche L’ingratitudine non paga, oppure Piccoli gesti, L’immediatezza del dialetto, Sensi di colpa e così via.
In appendice l’autore, spinto un po’ dall’urgenza morale interiore, offre alla riflessione del lettore alcuni “Granelli di saggezza” ricavati dall’esperienza di vita ed elaborati per una urgenza educativa di cui, è inutile dirlo, si avverte un forte bisogno in questa società del nostro tempo così slabbrata nei comportamenti e negli atteggiamenti.
Ritengo, infine, utile sollecitare i nostri concittadini a leggere le narrazioni di Michele Nuzzi perché oltre gli insegnamenti morali, il testo è di piacevole approccio nella sua freschezza e semplicità.

img_Michele-NuzziMichele Nuzzi, giornalista –pubblicista,
è nato e vive  a Santeramo in Colle (Bari)