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Il Pastificio Benagiano da 4 generazioni a Santeramo

ph_andrea-benagiano_01Una delle più antiche attività imprenditoriali santermane è il Pastificio Benagiano.

Francesco Giove è stato il capostipite di questa lunga generazione di pastai in Santeramo in Colle, che già nel 1870 iniziò la lavorazione della pasta in un locale dotato di un cortile interno, del Palazzo Marchesale, dove i diversi tipi di pasta venivano fatti asciugare all’aria aperta.
Mastro Francesco (mèst Frangische, così veniva chiamato) si fece costruire, da un artigiano del posto, una rudimentale macchina, u ‘ngegne, per produrre le poche decine di chili di pasta al giorno che servivano a soddisfare soltanto la clientela a carattere locale.
Dopo il bisnonno Francesco Giove, seguì il nonno Nunzio che nel 1930 si trasferì in corso Italia che allora era l’estramurale del paese.  Poi, negli anni ’50, subentrarono nell’attività Vito e Maria, genitori di coloro che, nel 1970,  ne raccolsero la gestione e cioè i figli Giuseppe, Andrea e Nunzio.
Fino agli anni ‘70 la produzione serviva prevalentemente per il consumo di Santeramo e dei paesi limitrofi.
Il pastificio era conosciuto con il soprannome “u maccarunèr” e la pasta si vendeva sfusa.
Negli anni ’80 ci fu un calo delle vendite in seguito al sopravvento della grande distribuzione organizzata e della produzione della pasta a livello industriale che veniva venduta a prezzi decisamente inferiori rispetto a quella prodotta dal pastificio santermano.
La famiglia Benagiano non si perse d’animo e decise di allargare il proprio mercato su tutto il territorio nazionale, contattando una catena di esercizi di un certo livello qualitativo.
Nel 1997, sotto la guida carismatica del compianto Giuseppe Benagiano, “Beppe” per gli amici, si incominciò a vendere la pasta anche attraverso internet, scelta che ha portato l’azienda a risultati non indifferenti.
Da qualche anno la produzione è stata spostata nella zona Pip di Santeramo e tuttavia la pasta non viene prodotta in grandi quantità, a livelli industriali come si potrebbe pensare, ma con sistemi di produzione con trafile in bronzo e a lenta essiccazione alla temperatura di 40/45 gradi , che ne limitano, però, inevitabilmente, la produzione.  In questo modo la semola non subisce alterazioni e conserva tutte le caratteristiche organolettiche della pasta, che assurge così a prodotto di nicchia, qualitativamente elevato.
Oltre alla pasta di semola e di grano duro , il Pastificio Benagiano produce anche la pasta integrale che per oltre due anni è stata fornita all’Ospedale Gastroenterologico Saverio De Bellis di Castellana Grotte, dove è stata testata su volontari portatori di diabete, ottenendo risultati benefici di un certo rilievo.
Dopo essere stata inserita nella dieta di questi pazienti per circa tre mesi, ha consentito loro di limitare l’uso delle pillole farmacologiche che servono a ripristinare i valori alterati a causa del diabete.
Un altro prodotto di spicco della Benagiano è la pasta di farro.
“Il Gambero Rosso” ha svolto un panel test con le 10 migliori paste al farro italiane, classificando al primo posto quella prodotta da Benagiano di Santeramo. Si riporta uno stralcio del giudizio della famosa rivista nazionale specializzata in gastronomia relativo a questo prestigioso primato: “ pasta di una perfezione aristocratica. Colore scuro, sia crudo che in cottura emana un profumo soave di grano, campagna e crosta di pane. Straordinaria compattezza ed omogeneità, figlie di una lavorazione ed essiccazione curatissime. Palabilità e strutture eccellenti, gusto riconoscibile di farro, elegante , armonico e rotondo, sostenuto da una bella acidità. Quasi dispiace condirla. Tende a cuocersi in fretta, quindi va scolata almeno un minuto prima della cottura.”
Andrea Benagiano informa che oltre alla pasta al farro, che si è rivelata anche una potente antinfiammatoria naturale, “Il pastificio è in continua ricerca nel creare nuovi tipi di pasta con prodotti naturali innovativi che aiutano a prevenire malattie , usando spezie come la curcuma, una graminacea che da tantissimi secoli si usa nella medicina indiana come un antitumorale naturale. Tra le più recenti novità, in aggiunta alle paste alla curcuma e al farro, da segnalare quella con farina di semi di canapa sativa più farro, in corso di perfezionamento. Non è trascurabile l’elevato apporto di fibre, circa il 7%, che facilitano il transito intestinale”.

Michele Nuzzi

> Sito ufficiale: www.benagiano.it