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La fotografia di Smerakda Giannini

Smerakda Giannini a Santeramo in Colle
Entità – Mostra Fotografica artistica

2-Smerakda-GianniniDal 17 ottobre al 25 ottobre 2014, l’artista italo – svizzera Smerakda Giannini ha allestito nel Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle (Bari) una inconsueta ed interessante esposizione, sulla scia di una mostra fotografica itinerante. Infatti la prima presentazione ha avuto luogo nel luglio scorso, presso il prestigioso Palazzo Gattini – Hotel a 5 stelle di Matera. La stessa mostra è approdata il 16 gennaio 2015 a Barcellona – Spagna (Galleria Crisolart), il 27 gennaio 2015 a Roma (Domus Aurea), successivamente in altre località.

Durante la nostra visita Smerakda Giannini si è intrattenuta volentieri con noi per illustrarci le sue opere e per rispondere ad alcune nostre domande.

Cosa l’ha spinta ad esporre qui nella nostra città le sue opere artistiche.

“E’ per gratitudine verso mio padre, che era di Santeramo, e per questo talento che egli mi ha trasmesso e che solo grazie a lui e ai suoi incoraggiamenti ho potuto tradurre in pratica. Ci sono tante persone che pur avendo elevate attitudini artistiche non sempre riescono ad esprimerle del tutto”.

 

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Può spiegarci il significato delle sue foto? “Le mie sono fotografie accompagnate con dei pensieri, perché scrivo anche poesie. Perciò con queste riproduzioni cerco di esprimere un concetto più ampio: immagine e pensiero”.

Una delle foto che risalta di più è quella della ballerina nuda che si libra verso il cielo, che è anche il soggetto della copertina del depliant stampato per questa occasione.

Ce la può descrivere meglio con le sue parole?
“La storia di questa foto è per me molto toccante. La ragazza si fece fotografare da me, poi per diversi mesi non la vidi più. Ogni volta che la chiamavo declinava sempre il mio invito a incontrarci . Lei era la prima ballerina di una compagnia teatrale ed era spesso impegnata in vari teatri con le sue performance.
Poi un giorno, dopo tante mie insistenze, venne a trovarmi. Quando le chiesi l’autorizzazione a poter esporre questa foto nelle mie mostre ebbe qualche minuto di esitazione, poi la sua risposta fu positiva ed aggiunse: “Fammi danzare in tutto mondo”.
Dopo circa sei mesi mori. Perciò la sua immagine sarà sempre presente nelle mie esposizioni pubbliche”.
I soggetti dei suoi scatti sono di modelli professionisti?
In precedenza si. Attualmente, invece, preferisco modelli non famosi che posano solo per il gusto di vedersi belli e di sentirsi ammirati”.
Usa delle tecniche particolari per il suo lavoro?
“Al di fuori della macchina fotografica non uso altri accessori particolari e per essere più realista possibile la luce è diretta sui soggetti da fotografare, senza tanti giochi. Cerco solamente di creare delle ombre per dare un tocco di raffinatezza all’immagine. I modelli, come si nota nei quadri esposti , sono quasi tutti senza vestiti e questo non crea assolutamente alcun imbarazzo nei visitatori”.
Inizialmente lei, commercialmente parlando, è stata una fotografa professionista che ha seguito le orme di suo padre. Da quando ha deciso di realizzare le sue foto in questa maniera artistica?
Da venti anni fa, da quando ero in attesa di mia figlia ed era diventato per me stressante girare il mondo a causa del mio lavoro. Avevo bisogno di fermarmi per mettere a punto tutto il materiale fotografico in mio possesso, che per tanti anni avevo tralasciato per mancanza di tempo. Ho colto così l’occasione per realizzare il sogno che avevo custodito nel mio cassetto”.
Suo padre, Amedeo Giannini, era nato a Santeramo in Colle da dove emigrò inizialmente a Milano, per poi trasferirsi definitivamente in Svizzera, dove ha sempre esercitato la professione di fotografo.
Nel suo paese d’origine sono in tanti che serbano un buon ricordo di lui per il suo carattere mite e sempre disponibile verso il prossimo. Lo si ricorda anche per la sua altezza: era un gigante alto quasi due metri . Anche a Zurigo era molto conosciuto e apprezzato – specialmente dai tanti santermani emigrati in Svizzera negli anni sessanta –   soprattutto per la sua attività e per il suo impegno nel sociale.

Michele Nuzzi

ph_amedeo-gianniniAmedeo Giannini : Accademico e appassionato di fotografia è nato nel 1932. L’ amore contrastato dalla famiglia per Angela lo allontana da Santeramo e lo porta a Milano. Partecipa ad un concorso fotografico con tutta la sua carica creativa: per realizzare la sua foto in concorso toglie dalla macchina fotografica l’obiettivo e lo sostituisce con il fondo di un bicchiere, vince il concorso e si trasferisce in Svizzera. Qui ha lavorato come fotografo in diversi settori: moda, pubblicità, reportage per giornali e per privati.
Era il fotografo di casa del Consolato Italiano a Zurigo.Era conosciuto da tutti gli italiani in Svizzera per il suo lavoro, ma anche per il suo impegno a favore degli emigranti, per loro ha creato diversi centri di incontro.
Ha partecipato alla realizzazione della scuola d’Italia a Zurigo. Organizzava feste in cui invitava cantanti e comici italiani. E’ morto all’età di 52 anni.

Smerakda Giannini è, dunque, figlia d’arte, difatti comincia a maneggiare la macchina fotografica fin da bambina. Con il tempo affina la sua naturale predisposizione a lavorare per immagini attraverso gli studi presso la scuola d’arte di Ginevra, frequenta diversi corsi di specializzazione a Milano con fotografi di Moda. Ha viaggiato in tutto il mondo, ha fatto esperienze da formatrice per giovani fotografi in Asia a Giakarta, Manila, Hong Kong. Si aggiudica il primo premio al Concorso Internazionale d’Arte “La Grisaglia” in Abruzzo.

 

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SMERAKDA GIANNINI
Fotografia
Stabili identità

Nota critica di Maria De Michele

Osservando le opere di Smerakda Giannini emerge l’acuta riconsiderazione del mezzo espressivo. Su fondali neri corpi tonici ed armoniosi si lasciano ritrarre in identità stabili. L’artista attraverso l’immagine contemporanea oltre all’aspetto puramente visivo carica il fruitore di profonde risonanze.

I modelli ci appaiono governati da una realtà intelligente e da una potenza silenziosa.

La fotografia di Smerakda Giannini non è fantascienza, l’umanità è progettata e costruita con una puntigliosità e una raffinatezza che rivoluzionano il concetto di immagine, pur rimanendo la fotografia il medium che non può liberarsi della rappresentazione. Il corpo per l’artista non è un guscio vuoto bensì costituisce l’assoluta centralità per poter dialogare con il reale e coglierne l’immediatezza.

Il nudo, come disciplina sovvertita e rafforzata, plasmato e modellato slitta simbolicamente con passaggi di apparente artificio ad una purezza onirica.

Nell’opera “Il guerriero” c’è evocazione alla sfera del mito dove il modello viene riposto in un alveo metafisico. Non manca nella fotografia dell’artista una spettacolarizzazione della mascolinità e della femminilità che non vuole essere un atto d’accusa, anzi, è un inquietante e sorprendente verismo che definisce e conclama una nuova etica.

Nell’opera “Armonia” l’uomo e la donna fuoriescono dalla capsula di una tragica solitudine per divenire nutrimento l’uno dell’altro.

Inequivocabili la qualità della luce, la chiarezza di esecuzione e di idee, la pulizia d’immagine. Nella staticità c’è dinamicità, emotività interiore, nulla di casuale o di improvvisato, tutte le opere costituiscono un solo racconto concluso ed unitario.

Interpretazioni scultoree complesse che rovesciano la struttura e il messaggio iniziale per giungere ad una nuova creazione.

Impattante ed espressivo il bianco e nero che diviene un itinerario intimo, un veicolo per trascrivere angoscia, inquietudine, aspirazione alla libertà. Un’arte scenica, oserei dire, crogiolo di dedizione, umiltà e coraggio, dove la luce regala un’ alternanza di toni forti che dal nero degradano a grigi sfumati, segnando un profondo credo artistico che si esprime attraverso la finzione scenica.

Metafore apparenti di forza ed autostima, ad uno sguardo sensibile le opere di Smerakda Giannini nascondono le paure e le fragilità dell’essere umano. Sottolineando il senso di libertà che caratterizza la giovinezza l’opera “Ballerina”, in un’atmosfera di tempo sospeso, scandisce poeticamente una presenza che ha smarrito il confine con l’orizzonte.

Uno stile unico, il fruitore al di là della raffinatezza e la bellezza dell’immagine percepisce gli odori, i momenti di intimità, la magia e l’alchimia che nasconde una camera oscura.

 Napoli, 11 gennaio 2015