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Mons. Giuseppe Rago benefattore di Santeramo

Nacque a Gioia del Colle il 25 novembre 1872 da una famiglia modesta proveniente da Montemurro (Potenza) – paese originario della madre, Carmela Montesano – dove gestivano un negozietto di mercerie. Suo padre Antonio era nativo di Trivigno (Potenza) e faceva il venditore ambulante. Erano da poco sposati quando nel 1851 un terribile terremoto provocò strage e rovine in tutto il paese.  Furono così costretti a trasferirsi presso dei parenti che vivevano a Gioia del Colle. Anche qui riuscirono a mettere su un modesto negozio di mercerie come a Montemurro.
Giuseppe era il settimo figlio della famiglia Rago che doveva divenire numerosissima in seguito con la nascita di ben altri nove figli.

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Sette giorni dopo la sua nascita, durante il battesimo, il nonno Giuseppe, sollevandolo con le braccia esclamò con gioia: “E’ nato Giuseppe!… ne faremo un bel pretino”. Questo era il sogno del nonno e lo ripeteva spesso. Ma il padre di Giuseppe non era entusiasta di quel progetto, non perché fosse contrario per principio, bensì perché lo voleva come collaboratore, in modo da farlo contribuire, sia pure in piccola parte, al sostegno economico della famiglia.
Dal libro di Saverio Barberio:” Un apostolo esemplare, Mons. Giuseppe Rago prelato domestico di Sua Santità, Arciprete di Santeramo in Colle (Bari). Cenni biografici. Ediz. Accolti – Gil Bari -1935”
estraiamo uno stralcio che riportiamo fedelmente qui di seguito.
“Una pia signora di Gioia del Colle, legata alla famiglia Rago da sentimenti di amicizia intima, ha asserito che non conobbe famiglia più onesta e religiosa di questa. Prima dei pasti il capo famigliare recitava la preghiera, e la giornata non si chiudeva mai senza il Santo Rosario in comune. In questo ambiente saturo di fede pura, Peppino ricevette la prima educazione, quella educazione fondata sui principi incrollabili della morale cristiana. Fin dai primi anni mostrò ingegno svegliato, vivacità, bontà e perseveranza. Sorprendente era il suo agire, nessuna opera intrapresa lasciava a metà, doveva riuscirci ad ogni costo. Alle belle virtù accoppiava un sentimento religioso impareggiabile, che si sviluppava a vista d’occhio sotto la cura vigile e scrupolosa della madre”.
Nel 1888 fece il suo ingresso nel Seminario Arcivescovile di Bari e due anni dopo morì suo padre, all’età di 47 anni.
Il 21 luglio 1895, dopo sette anni di intensa preparazione, nella Cattedrale di Bari veniva consacrato sacerdote. Iniziò così il suo apostolato come Rettore della Chiesa di San Domenico a Gioia e come predicatore in diversi paesi della Puglia, tra cui la sua prima predicazione a Santeramo, nella Chiesa Madre,  in occasione della festa dell’Immacolata del 1903.
Verso la fine del 1904 entrò a far parte della Congregazione degli Oratoriani fondata da San Filippo Neri, il grande apostolo di Roma, perché il suo grande desiderio era quello dell’Apostolato della parola . Ebbe così inizio la sua missione di oratore in tutt’Italia e anche all’estero.
“La sua predicazione fu fecondissima” – come sostiene Saverio Barberio nel suo libro – “Potrei trascrivere molte conferme, che dimostrano eloquentemente  come il Rago sapeva parlare al cuore strappando molte anime dall’indifferenza, dalla tiepidezza e dall’errore”.

La venuta a Santeramo di Mons. Giuseppe Rago

Da un articolo, a firma di Saverio Barberio, dal titolo: ”Ricordo di Mons. Giuseppe Rago”  apparso su “Il mio Paese” di febbraio 1967 si riporta quanto segue: “Richiamato a Bari dall’Arcivescovo, Mons. Vaccaro, il 29 luglio 1917,mentre il cannone tuonava ancora mietendo vite umane, fece il suo ingresso in Santeramo accolto da tanti bambini, iniziando il suo infaticabile apostolato come Arciprete. E mons. Rago lo ricordava amabilmente dicendo: ′Fui ricevuto dai bambini′. E di qui il suo grande amore ai bambini, che formarono la sua passione, una costante del suo ministero.
Con la sua attività di Parroco, basata sulla disciplina, sulla carità e sulla fede, diede impulso all’Azione Cattolica e Sociale, alle Associazioni pie, alla stampa, ai ritiri e alle Missioni. Restaurò il Tempio, fece costruire la Casa Canonica, completò il Campanile, fece sdoppiare la Parrocchia creando l’altra del SS.mo Crocifisso e, quattro mesi prima di addormentarsi per sempre, con i guadagni della sua attività di predicatore apostolico e con il ricavato della vendita di una casa di sua proprietà, realizzò il sogno della sua vita: la costruzione dell’ Asilo ′Mons. Rago′ per i piccoli, che amava come la pupilla dei suoi occhi meditativi. Il 29 gennaio 1923, S.S. Pio XI aveva premiato il suo impagabile apostolato, nominandolo suo Prelato Domestico.
Morì alle ore 11,30 del 9 marzo 1932, compianto dall’intera popolazione, che lo accompagnò all’ultima dimora in un’apoteosi di affetto e di riconoscenza.
Prima di chiudere gli occhi per sempre, lanciò l’ultimo grido accorato a comprova della sua infinita carità cristiana: ′I piccoli…mi raccomando i piccoli dell’Asilo…′.
Visse beneficando, Mons. Giuseppe Rago; tutto diede senza nulla chiedere per sé.
Povero era nato e povero moriva, ma ricco di meriti!”.
Nel settembre 2019 è stato pubblicato un interessante libro, sulla vita e opere di questo benefattore che per 15 anni fu Arciprete di Santeramo in Colle, realizzato da Vittorio Dinielli dal titolo:
“GIUSEPPE RAGO di Santeramo, L’incontro Edizioni, Acquaviva delle Fonti (BA)”
indirizzo mail: associazionelincontro@gmail.com

Michele Nuzzi