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Padre Nicola Giandomenico
 – Messaggero francescano di pace

Padre Nicola Giandomenico, francescano dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Custode Vicario e portavoce della Basilica Pontificia del Sacro Convento di Assisi, nacque a Santeramo in Colle  l’11 febbraio 1947
Aveva appena undici anni quando manifestò la sua vocazione religiosa e lasciò il suo paese per mettere la sua vita completamente a disposizione della Chiesa e dell’Ordine Francescano.

Padre Nicola era stato il fondatore della “Tavola della Pace” e promotore delle “Marce per la Pace” Perugia – Assisi e prima di ammalarsi, era considerato una specie di ministro degli esteri del monastero francescano, dove giungevano, da tutto il pianeta, personalità e capi di governo. Sono tantissimi gli incontri di pace con tutti i potenti del mondo, realizzati da questo francescano carismatico, da Gorbaciov a Saddam Hussein, che incontrò poco prima della guerra del Golfo. Si recò anche a Sarajevo, mentre era in corso il conflitto nella ex Jugoslavia. Pregò insieme a Yasser Arafat davanti alla tomba di San Francesco.

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Il dialogo per lui era essenziale ed era la base per la pace e per ogni riconciliazione. Era considerato un uomo d’azione pratico che rispecchiava pienamente il messaggio francescano.

Per meglio comprendere il suo pensiero si riportano alcuni passi dal libro” L’Umbria per la pace” – Cerboni Editore 1987, di cui egli stesso è l’autore:

 

“Vivere la pace e diventare operatore di pace
nel proprio ambiente (non violenza, condivisione, comunione, sviluppo dei popoli, volontariato…

Accettare e vivere la dialettica cristiana dell’amore
 a tutti i livelli, come stile di vita e come motore nella storia del mondo. Per cui è necessario: – credere apertamente alla pace; – denunciare le situazioni aperte di ingiustizia; – imparare a pagare di persona; – vincere il male con il bene; educarsi alla non violenza.

Riscoprire la Paternità di Dio e il vivo senso della Fratellanza:
imparando a conoscersi, a rispettarsi, a dialogare, a volersi bene sul serio, a pregare insieme, ad esprimere condivisione con i più poveri ed emarginati della propria zona, ad essere segno e testimonianza per famiglie in difficoltà o disunite, ad essere veramente fratello di tutti…”

 

Il presidente nazionale della stampa, Beppe Giulietti , così scriveva in un suo articolo, pubblicato nel 2016 sul sito “www.sanfrancescopatronoditalia.it,  da cui si stralciano  alcune parti salienti:

“Il 13 gennaio del 1996 nasceva, ad Assisi la Tavola della Pace, luogo di incontro e di dialogo tra persone e movimenti, differenti e diversi, ma uniti dalla volontà di costruire i ponti dell’inclusione sociale, della nonviolenza, della solidarietà, del rifiuto del razzismo, dell’odio, della guerra, del terrorismo, della ingiustizia sociale che fornisce benzina ai signori della morte.

Da allora quella esperienza ha percorso migliaia di chilometri non solo lungo gli itinerari delle tante marce tra Perugia ed Assisi, ma anche attraverso l’impegno quotidiano per favorire la nascita di una cultura della pace, anche nel pieno di uno spirito dei tempi che preferirebbe spesso scegliere la via breve dei muri, della repressione, del rifiuto di conoscere l’altro, soprattutto quando arriva da mondi lontani.

Questo frate pugliese, che aveva scelto Assisi come luogo di preghiera e di impegno religioso e civile, é stato uno dei protagonisti delle iniziative di pace della Chiesa, instancabile tessitore di relazioni, impegnato sul fronte dei diritti umani, tenace oppositore di ogni guerra, ma anche di ogni parola o gesto ispirato dalla logica della violenza.

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Quando il terremoto colpì dolorosamente l’Umbria, i suoi confratelli, e la stessa Basilica, utilizzò tutte le sue forze residue per favorire la ricostruzione e per sanare le ferite, quelle fisiche e quelle spirituali.

Quell’ultimo sforzo contribuì a minare gravemente il suo corpo, e due mesi dopo la inaugurazione della Basilica restaurata fu colpito dalla malattia.
Da quel momento fu costretto a vivere in carrozzella e a lunghe e faticose cure, ma quando lo andavi a trovare non parlava mai di sé, ma chiedeva del mondo, delle guerre, della politica; voleva sapere e partecipare e, nonostante le difficoltà e i limiti imposti dalla malattia, si sforzava di intervenire, e quando la parola non seguiva il suo sforzo, provava con il gesto, ti suggeriva con lo sguardo, e comunque compartecipava dei progetti e delle lotte, senza mai abbandonare la speranza, senza cedere al legittimo sconforto di chi, dopo aver percorso migliaia di chilometri, si trovava costretto a guardare il mondo da una finestra.

Il 12 novembre del 2009 moriva nel lettino della sua cella che si affacciava sulla vallata di Assisi, ricca dei ricordi e delle testimonianze di Francesco, il Santo che Nicola aveva scelto di amare e di seguire.

Mai come in questa occasione ci sembra giusto ricordarlo con quella sorta di decalogo che amava recitare ai suoi confratelli e regalare agli amici e alle amiche della Tavola della Pace:

1- Credere nel positivo.

2- Rifiutare ogni pregiudizio

3-Riannodare i fili rotti.

4-Trascendenza della pace e vitalità della preghiera

5-Osare per la pace

6-Dare spazio alla fantasia e alla creatività.

7-Credere nelle possibilità del cambiamento

8-La pace ha le sue strade: solidarietà, dialogo, la fraternità.

9-La pace ha delle basi: verità, giustizia, amore, libertà.

10-La pace è sempre un punto di arrivo… e di partenza”

Dopo il suo decesso vennero tributate  alla Comunità del Convento di San Francesco di Assisi le condoglianze da tutte le cariche istituzionali della Repubblica Italiana, sia dai presidenti della Camera e del Senato che dal Presidente della Repubblica.
Ai solenni funerali che si svolsero, due giorni dopo la sua morte, nella Basilica Pontificia di Assisi era presente anche il gonfalone del Municipio di Santeramo in Colle.

Il 15 novembre 2009 la salma giunse nella Chiesa Matrice di Santeramo, dove si svolsero le esequie, prima di essere tumulata nel cimitero comunale.
Qui egli riposa giacendo in una anonima tomba, confuso tra le moltitudini dei suoi amati concittadini, alla stregua di un umile e semplice servo di Dio e onorando, fino alla fine, la semplicità e la sobrietà di cui si è sempre ammantato il suo ordine religioso.

Michele Nuzzi

Foto n.1: Padre Nicola Giandomenico

Foto n.2: Padre Nicola Giandomenico ricevuto nella Sala Consiliare dal sindaco di Santeramo Giuseppe Depascale

Foto n.3: Padre Nicola Giandomenico e il Papa Benedetto XVI